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Articolo tratto da "AUTOMAZIONE INDUSTRIALE", numero 116 - Maggio 2004
L'articolo è consultabile anche sul sito www.automa.it

La parola d'ordine è rintracciare

Grazie alla collaborazione tra Gamba Automazioni e Farmer, La Castellana è uno dei primi mangimifici ad aver implementato un moderno ed efficiente sistema di rintracciabilità.

A cura di Leslie Rivara

Videata del software Fyling per la tracciabilità/rintracciabilità delle materie prime che devono essere macinate
Videata del software Fyling per la tracciabilità/rintracciabilità delle materie prime che devono essere macinate

Da qualche anno il tema della rintracciabilità è diventato uno degli argomenti dominanti nel settore agroalimentare. L'esigenza di poter sapere dove si trova un prodotto in un determinato momento e di poter risalire a tutte le informazioni relative alla produzione dello stesso è nata qualche anno fa, soprattutto nella filiera della carne.
Dopo che si sono verificati alcuni eventi di forte impatto emotivo, tutti relativi a pericoli sanitari, il problema della diossina in alcuni allevamenti in Belgio e il più famoso caso della "mucca pazza", i soggetti coinvolti in questo settore hanno preso piena consapevolezza di alcune problematiche fino ad allora rimaste latenti.
Il consumatore di colpo si è accorto che non era più in grado di conoscere la provenienza e il percorso compiuto dagli alimenti che acquistava, perché si era irrimediabilmente perduto lo storico legame di conoscenza diretta con il produttore della carne che consumava. E si è anche accorto che stava dando la sua fiducia un po' alla cieca e che avrebbe molto apprezzato che la qualità dei prodotti, soprattutto quelli di alta gamma e come tali profumatamente pagati, venisse provata grazie a informazioni relative alla loro produzione.
I produttori e i distributori a loro volta hanno capito che, se si è ben operato, non può che essere conveniente lasciare traccia di sé; che poter limitare il ritiro per merce difettosa al solo lotto effettivamente interessato è un gran vantaggio, sia per il contenimento dell'allarme sia per gli effettivi costi del ritiro, e che poter legittimamente attribuire eventuali colpe agli effettivi responsabili può aiutare ad evitare oneri commerciali e giudiziari e a selezionare i propri fornitori.
L'amministrazione pubblica, infine, ha compreso che la velocità e l'efficacia degli interventi, a fronte di emergenze connesse al cibo, potrebbe essere enormemente aumentata se esistessero i presupposti per intervenire selettivamente sui destinatari dei soli lotti a rischio e sugli specifici livelli della filiera che ne sono responsabili. Per questo motivo l'Unione Europea ha da qualche anno cominciato a promulgare dei regolamenti (per alimenti e mangimi, Regolamento Europeo 178/2002) che rendessero obbligatoria la rintracciabilità dei prodotti e delle aziende per i vari livelli delle filiere agroalimentari. Accanto alla normativa europea obbligatoria, c'è un sistema di rintracciabilità volontario italiano che le aziende possono scegliere di adottare o meno. É costituito da norme, elaborate dall'UNI (Ente Nazionale Italiano di Unificazione), che costituiscono uno strumento pratico per l'applicazione di questa metodologia di lavoro. Un ente certificatore, poi, verifica che effettivamente sia stato documentato, secondo tali norme, il percorso del prodotto e sancisce per quel prodotto o per quella azienda /filiera una "rintracciabilità certificata".

Nella filiera della carne, e in particolare negli allevamenti, oggi è possibile reperire fino al 70% delle informazioni relative ad uno specifico animale (razza, provenienza, malattie, medicinali assunti, gravidanze), ma il 90% delle difficoltà di tale rintracciabilità sta nell'alimentazione, a causa della complessità della dieta degli animali da allevamento. Una dieta completa e naturale, infatti, fa uso di una ventina di prodotti alla volta tra farine, prodotti agricoli, integratori e oli/grassi. è quindi nei mangimifici che sembra si riscontri la più elevata difficoltà di applicare un sistema di rintracciabilità e questo non solo per l'elevato numero di materie prime, farine e prodotti finiti che gestiscono, ma anche per problemi di tipo economico e culturale.
Molti mangimifici, infatti, hanno impianti datati che funzionano ancora molto bene, ma che con difficoltà, e solo a fronte di investimenti elevati, potranno essere automatizzati con sistemi di supervisione e raccolta dati. In queste strutture è quindi complesso implementare tale sistema. Per le strutture nuove, invece, il problema è ridotto, dato che l'investimento in impianti moderni e automatizzati tiene già conto del costo di implementazione del sistema di rintracciabilità.
C'è poi il problema culturale: gli operatori del settore infatti sono tradizionalmente lontani dal mondo dell'informatica, e per lo più legati ad una metodologia di lavoro che hanno acquisito negli anni e che sono difficilmente disposti a cambiare per adeguarsi alle nuove normative. Quindi, se da una parte c'è la difficoltà ad entrare a far parte di un mondo automatizzato, dall'altra c'è una resistenza al cambiamento che spesso non si percepisce come necessario. Mentre la prima difficoltà è comunque superabile, grazie alla formazione, la seconda è molto più complessa e spesso ci vuole un periodo abbastanza lungo (da 4 a 6 anni) per far accettare completamente il nuovo metodo di lavoro basato su procedure precise e stabilite che permettono di rintracciare correttamente tutti i prodotti.

Il mangimificio La Castellana, situato a Corbetta in provincia di Milano, è stato uno dei primi a implementare un sistema di rintracciabilità automatizzato per tutti i prodotti che compongono la dieta dei suini del proprio allevamento, formato da oltre 12.000 capi.

Pagina per la gestione della produzione dei differenti mangimi
Pagina per la gestione della produzione dei differenti mangimi

L'esigenza di implementare questo sistema prima dei tempi indicati dal Regolamento Europeo 178/2002 è coerente con la missione dell'azienda di garantire il consumatore e di essere completamente trasparente nei suoi confronti. In più la rintracciabilità consente un vantaggio competitivo importante ad un'azienda come La Castellana che offre un prodotto di alta qualità, perché le permette, per esempio, di essere uno dei fornitori del Consorzio del prosciutto di Parma. Il rinnovamento del mangimificio e il trasferimento in una nuova sede hanno così dato il via, due anni fa, alla realizzazione di un impianto completamente automatizzato che permettesse di gestire tutti i comandi tramite supervisore e di raccogliere con precisione tutti i dati della produzione.
Il processo produttivo, in apparenza abbastanza semplice, si compone di tre macrofasi: ricezione delle materie prime, macinazione di alcune di esse in farine e miscelazione di differenti prodotti per comporre la dieta dell'animale. Ciò che rende complesso tale processo è la quantità (La Castellana produce circa 1.000 quintali di mangime a settimana destinati al proprio allevamento) e la numerosità di alimenti da gestire, nonché la differenziazione della dieta in relazione allo stadio di sviluppo (svezzamento, ingrasso) e alla tipologia (da riproduzione, da carne... di ciascun suino.

Videata del gestionale di produzione per la definizione dei lotti e la gestione delle materie prime
Videata del gestionale di produzione per la definizione dei lotti e la gestione delle materie prime

Nell'organizzare il sistema di rintracciabilità una delle maggiori difficoltà che si è dovuto affrontare è stata l'identificazione dei lotti. Ogni materia prima è identificata con una stringa alfanumerica differente a seconda del giorno di arrivo, della tipologia (prodotti agricoli, integratori, oli, etc.) e della sua provenienza (il prodotto può arrivare da terreni di proprietà de La Castellana o da un fornitore esterno). La fase di ricezione è molto importante perché è necessario registrare in modo preciso tutte le informazioni riguardanti una determinata fornitura, identificare correttamente il lotto e risalire facilmente, ad esempio, al fornitore. Quando arriva un camion con una materia prima, viene pesato, prima pieno e poi vuoto, per stabilire la quantità precisa di prodotto; poi l'operatore addetto compila la bolla di ricezione con tutte le informazioni sul fornitore, sull'alimento (tipologia, quantità, momento di ricezione, etc.) e sul silo di destinazione della materia prima. Infine il camion, in automatico, viene scaricato e il silo riempito. A causa del numero limitato di silos (circa una ventina) è possibile che più lotti dello stesso prodotto (per esempio ricevuti in due giorni differenti) finiscano nello stesso silo, formando così un coacervo di lotti, cioè un insieme di più lotti di uno stesso prodotto. Fino a che il silo non è stato completamente svuotato e ripulito, tutto quello che vi è contenuto va a far parte di un unico coacervo di lotti che viene identificato con una dicitura precisa. L'utilizzo di questa procedura, adottata da numerosi mangimifici per ottimizzare lo spazio disponibile, comporta però un rischio maggiore, perché diventa più difficile, se non impossibile, in caso di urgenza, individuare con precisione la responsabilità dei fornitori. Pertanto la responsabilità resta al mangimificio, che naturalmente è più stimolato a limitare l'uso di questa procedura, a fare dei coacervi composti da pochi lotti e a pulire più spesso i silos, in modo da avere un rischio limitato e poter più facilmente individuare i lotti di fornitura che hanno concorso alla formazione del prodotto finito.

Sinottico del software di Gamba Automazioni relativo alla ricezione delle materie prime
Sinottico del software di Gamba Automazioni relativo alla ricezione delle materie prime

Alcune materie prime, tipo mais, grano, etc. vengono poi macinate in farine; quando tutti gli elementi di una ricetta sono pronti avviene la miscelazione per formare una dieta precisa. è possibile intuire la complessità di gestione del magazzino che deve coordinare l'arrivo, la produzione e l'uscita di materie prime, farine prodotte dalla macinazione, nuclei - un insieme di prodotti standard (di solito vitamine, integratori, etc.) utilizzabili per formare più diete - e prodotti finiti, che passano prima alla "cucina" dove viene aggiunta l'acqua, e poi all'allevamento.
Per poter far funzionare efficacemente il sistema di rintracciabilità, oltre che identificare tutti i prodotti che entrano, vengono lavorati ed escono dal mangimificio, gli operatori devono seguire procedure ben definite che permettono al sistema di funzionare correttamente. Tali procedure sono anche in grado di gestire le anomalie che si potrebbero verificare, distinguendole in anomalie non gravi, quelle che l'operatore può affrontare senza fermare la produzione, o anomalie gravi, quelle per cui è necessario il blocco dell'impianto.
Per implementare il sistema de La Castellana c'è voluto un anno, più altri sei mesi per metterlo a regime. Il signor Crivelli, proprietario del mangimificio, prevede che serviranno ancora tre, quattro anni affinché gli operatori "entrino a far parte" del sistema, cioè considerino il nuovo modo di lavorare tramite procedure come normale e non come una novità, spesso non gradita, che cambia le loro tradizionale modalità di lavoro. Anche per La Castellana il problema culturale è quindi di difficile gestione; secondo Crivelli però la strada intrapresa è l'unica possibile, non solo per adeguarsi alla legge, ma soprattutto per rendere il più trasparente possibile il proprio lavoro verso un mercato che aveva perso la fiducia nelle aziende della filiera della carne.

Il sistema di rintracciabilità del mangimificio La Castellana è stato realizzato grazie all'integrazione dei vari livelli del sistema informativo aziendale che, in questo specifico caso, è formato da tre software: quello amministrativo/contabile, il gestionale di produzione e supervisore.

Sinottico per la supervisione del processo di miscelazione
Sinottico per la supervisione del processo di miscelazione

Gli ultimi due costituiscono la struttura portante del sistema di rintracciabilità. Il gestionale di produzione è stato realizzato con Fyling T/R della Farmer, azienda mantovana storicamente nel settore della produzione di additivi e concentrati speciali per animali, che offre consulenza in tema di rintracciabilità dei prodotti alimentari e delle produzioni zootecniche (carni, latte, uova). Il supervisore, che gestisce anche la produzione vera e propria, è stato realizzato con Super-Flash, l'affidabile sistema di sviluppo di Automa, da Gamba Automazioni, azienda specializzata da anni nell'automazione di impianti differenti in numerosi settori industriali. "Tramite Fyling, il nutrizionista elabora differenti ricette di mangimi, definendone la quantità totale da produrre e la tipologia di alimenti da miscelare. Il software, in automatico, ottimizza la quantità di ogni alimento e comunica le operazioni da svolgere alla produzione (materie prime da acquistare, farine da macinare, premiscele da preparare e mangime da produrre)", spiega Ghassan Sayegh, direttore del dipartimento software della Farmer. Il supervisore, che controlla sia il magazzino sia la produzione, predispone tutti gli alimenti della ricetta e gestisce la miscelazione rimandando a Fyling le informazioni relative alle giacenze di magazzino, ai dati di produzione e ai prodotti finiti inviati in "cucina". Oltre a ricevere e passare dati e informazioni al gestionale di produzione, il supervisore svolge poi il compito più classico di gestione e controllo dell'impianto, grazie alla presenza di circa 320 allarmi e alla possibilità da parte del personale, abilitato o meno tramite un apposito badge, di agire direttamente sull'impianto attraverso il PC (l'azionamento manuale dell'impianto è possibile solo per le attività di manutenzione). Entrambi i sistemi, quello di supervisione e il gestionale di produzione, sono gestibili in remoto via modem con un sistema telefonico che permette il controllo dell'impianto e la possibilità di effettuare piccole modifiche. "I due sistemi comunicano costantemente tra loro e sono collegati tramite rete in fibra ottica, mentre il supervisore comunica con il PLC S7/300 dell'impianto tramite rete MPI e scheda Applicom. L'integrazione tra i due software non è stata semplice, non tanto in relazione agli aspetti tecnologici, ma soprattutto a livello di scambio dati", precisa Andrea Dioguardi, di Gamba Automazioni, che ha realizzato il software di supervisione. La difficoltà maggiore si è soprattutto riscontrata nel definire i dati e le informazioni necessarie ai due livelli. Grazie però alla professionalità delle due società coinvolte, alla loro esperienza nel settore agroalimentare e alla perfetta intesa dei partecipanti al team per la realizzazione del sistema di rintracciabilità, oggi il mangimifico La Castellana ha a disposizione un software altamente affidabile, di facile utilizzo e capace, in collaborazione con i sistemi dei livelli a valle della filiera, di seguire completamente tutto il ciclo produttivo dal campo alla tavola.